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Caro amico… immaginario!

La logica vi porterà da A a B. L’immaginazione vi porterà dappertutto” Albert Einstein

Un’esperienza significativa per la crescita, lo sviluppo cognitivo e le relazioni sociali è la creazione per il bambino dell’amico immaginario che comincia a fare la sua prima apparizione intorno ai 2-3 anni rimanendo nel suo mondo di fantasia fino agli 8-10 anni.
Ma chi è un amico immaginario e quali funzioni ricopre?
Di solito ha la stessa età del bambino o è di poco più piccolo.
Può essere rappresentato da un peluche con il quale il bambino fa la ninna, o la sua ombra che lo segue passo dopo passo, o ancora un altro bambino che diventa il suo compagno di giochi ma anche di confronti e animate discussioni.
A differenza di quanto molti pensino, la creazione di un amico immaginario è una soluzione creativa e non una reazione ad un vissuto di solitudine o la sostituzione di compagni reali e consente, inoltre, al bambino di mantenere il contatto con la realtà esterna rimanendone consapevole ma con periodiche incursioni nel mondo della fantasia che gli permettono di tollerare più facilmente le frustrazioni.
L’amico immaginario assume per il bambino la connotazione di una persona vera e propria dotata di autonomia, di dignità e per questo meritevole di ogni rispetto da parte di tutti.
La capacità di dare una personalità e un’immagine ben precisa ad un essere che è frutto di pura fantasia, implica che il bambino abbia acquisito già da tempo una soddisfacente immagine di sé, un’adeguata rappresentazione cognitiva ed una buona organizzazione mentale che gli permette di distinguere se stesso dagli altri attribuendo a ciascuno sentimenti, pensieri ed emozioni.
Tra le altre caratteristiche, l’amico immaginario è in possesso di una straordinaria qualità per il bambino, ovvero quella di non tradirlo mai né rispetto a ciò che gli si racconta né agli occhi degli altri creando un legame indissolubile da tenere segreto e custodito.
Inoltre, l’amico immaginario è un paziente ascoltatore, curioso, appassionato e sempre interessato a ciò che il bambino gli confida, capace di ascoltare anche le cose che non sembrano interessare gli adulti o che loro non ritengono importanti.
Sa rassicurare, offrire un appoggio solido al suo piccolo inventore, consolarlo, dargli conforto nei momenti difficili del “diventare grandi”, compensare la sua fragilità o vulnerabilità.
Solitamente il primo segreto che condividono tra loro è l’uso di un nome inventato, spesso accompagnato da un linguaggio “molto particolare” creato per sancire il rapporto di esclusività tra i due che restituisce al bambino maggior sicurezza nell’affrontare il mondo esterno.
In genere, poi, l’amico immaginario cambia nel corso del tempo proprio perché cresce insieme al suo inventore, alla fase di vita, alle sue esigenze, modificando anche il confronto tra i due.
Tra le funzioni più importanti di questa straordinaria creazione ricordiamo:

  1. si fa portavoce di emozioni molto difficili da esprimere per il bambino offrendogli la possibilità di comunicare indirettamente quanto di più doloroso o pauroso lo riguardi;
  2. contribuisce alla costruzione dell’immagine di sé del bambino e alla consapevolezza dei propri e altrui sentimenti attraverso il loro rapporto empatico ed il rispecchiamento con l’altro;
  3. favorisce il dialogo, il confronto, la riflessione, tutti utili per lo sviluppo della capacità di problem solving, perché si costruisce un tempo per l’elaborazione di nuove soluzioni per affrontare le difficoltà quotidiane;
  4. funge da negoziatore e mediatore nelle relazioni sociali permettendo al bambino di entrare a far parte in maniera adeguata nei contesti di socializzazione primaria e secondaria ristrutturando, di volta in volta, la propria posizione nei rapporti emotivi con gli altri.

Osservare il bambino nella sua interazione con il suo amico immaginario può offrire al genitore importanti spunti per comprendere meglio i bisogni emotivi, le paure o i desideri del proprio figlio, rispettando il suo amico e sostenendolo nel loro gioco, lasciandogli lo spazio emotivo per vivere questa preziosa esperienza.
Poi, quando il bambino si sentirà pronto, lascerà il suo magico amichetto, in genere intorno agli 8 anni, anche grazie all’inserimento nella scuola elementare e all’ampliamento della sua vita relazionale, e l’amico immaginario tornerà da dove è venuto, sostituito da nuovi giochi, da nuove relazioni con i compagni di classe, o magari dall’arrivo di un fratello.

Per approfondire:

  • Adamo S. M., Il compagno immaginario, Astrolabio Ubaldini, 2006;
  • Giani Gallino T., Il bambino e i suoi doppi: l’ombra e i compagni immaginari nello sviluppo del Sé, Bollati Boringhieri, 1993;
  • Taylor M., I compagni immaginari e i bambini che li creano, Oxford University, 2001;
  • Winnicott D.W., Gioco e realtà, Armando Editore, 1974.

Autrice: Lorella Cartia