Il senso del perdono
“Perdona sempre i tuoi nemici. Nulla li fa arrabbiare di più” (Oscar Wilde)
Ogni volta che sentiamo di aver subito un torto, abbiamo la percezione immediata della necessità di ristabilire l’equilibrio delle cose attraverso un “risarcimento” che consideriamo un nostro diritto.
Questo, spesso, ci fa esigere che l’altro si scusi, ci fa provare gradualmente una vasta gamma di emozioni negative, dalla rabbia, alla collera passando per la tristezza e la delusione e, in casi estremi, ci induce a desiderare di vendicarci del comportamento subìto con conseguente peggioramento del nostro stato psicofisico.
Ma quale dovrebbe essere invece il modo giusto di superare il rancore dovuto ad un comportamento che ci ferisce?
Numerosi studi hanno dimostrato come il perdono, inteso non in senso religioso ma francamente psicologico, rappresenti un processo complesso di vera e propria ristrutturazione del nostro Io che ci permette di sanare gradualmente le vecchie ferite per ritrovare una tranquillità interiore, accettando il passato e costruendo il meglio per il presente.
Secondo la psicologia del perdono, esso non significa dimenticare o accettare il male degli altri o offrire una comprensione incondizionata ai loro comportamenti quanto piuttosto imparare a contattare le nostre emozioni negative, il rancore, il risentimento, la rabbia per trovare un nostro sollievo intimo e imparare a proteggere il nostro benessere psicofisico.
Vi è, infatti, una stretta correlazione tra il perdono e una sensibile riduzione dell’ansia, della depressione e di tutti quegli stati emotivi che incidono sulla qualità della vita.
Il percorso psicologico del perdono è molto faticoso perché richiede uno stravolgimento nelle convinzioni, nei valori e nelle credenze.
Esso rappresenta un vero e proprio atto di coraggio che coinvolge aspetti emotivi, cognitivi e comportamentali che implicano:
- abbandonare la falsa credenza di sembrare deboli agli occhi degli altri;
- abbracciare l’idea che odiare ci toglie delle energie vitali;
- vivere al meglio liberandoci dalle ferite del passato.
Nell’atto psicologico del perdono, le emozioni negative lasciano il posto ad un modo di approcciare al mondo e alle relazioni improntato su sentimenti positivi di compassione, comprensione, empatia.
Inoltre, rappresenta una manifestazione eroica perché ci costringe a fare i conti con la nostra fragilità, i nostri limiti, a volte temuti, altre sopravvalutati.
Da un punto di vista neurobiologico, il fenomeno psicosociale del perdono porta con sé una spiegazione evoluzionistica: accanto all’aggressività, anche la propensione alla cooperazione costituisce una tendenza innata dell’uomo tanto che la storia ha dimostrato che i gruppi che si perdonavano mostravano una maggiore attitudine riproduttiva dovuta alla capacità di riparare i legami incrinati.
In quanto processo psichico complesso e faticoso simile all’elaborazione di un lutto o di un trauma, il perdono autentico può compiersi in una gradualità di stadi interconnessi che possono comprendere delle ricadute alternate a delle evoluzioni.
Ma il vero perdono è quello che nasce e trae forza dal sapere perdonare se stessi, spesso i primi responsabili della nostra sofferenza e, allo stesso tempo, i primi giudici dei nostri comportamenti che alimentano sentimenti di colpa, vergogna e autocritica che ci imprigionano in una logorante battaglia interna.
Solo imparando a perdonare noi e la nostra anima intima possiamo riuscire a guardare anche gli altri con occhi di com-passione e benevolenza.
Per approfondire:
- Barcaccia B., Mancini F., Teoria e clinica del perdono, Raffaello Cortina Editore, 2013;
- Molinari E., Ceccarelli A, Il processo del perdono: Aspetti psicologici in Rivista di Psicologia Clinica, 3, 242-253, 2007;
- Scabini E., Il perdono, in Psicologia Contemporanea, n.159, pp. 50-55, Mag-Giu. 2000;
- Shapiro F., Lasciare il passato nel passato. Tecniche di auto-aiuto nell’EMDR, Ed. Astrolabio 2013.
Autrice: Lorella Cartia