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La Sindrome di Kronos: la paura dietro un traguardo

Capita frequentemente e a molte persone che, nel momento in cui raggiungono un traguardo significativo per la loro vita personale o professionale, parallelamente alla gioia e soddisfazione per esso, faccia capolino anche la paura di perderlo.
Se una piccola quota di timore può essere umanamente comprensibile, quando tale preoccupazione raggiunge proporzioni estremamente elevate si parla di Sindrome di Kronos.
Ma che cos’è e da dove nasce questa sindrome?
Il nome prende spunto dalla mitologia greca che fa riferimento a Kronos, figlio minore di Urano (cielo) e Gea (terra), vissuto sempre all’ombra dei fratelli, i ciclopi.
Per potersi affrancare dalla famiglia e ricoprire una posizione più soddisfacente arrivò ad aggredire il padre e a rinchiudere i fratelli in modo da non poter competere più con loro.
A quel punto, il padre gli lanciò una maledizione: proprio come lui aveva fatto con il padre, così uno dei figli di Kronos lo avrebbe spodestato.
L’eredità di questa maledizione lo portò a diffidare dei propri stessi figli per il terrore di essere detronizzato da loro al punto di divorarli appena nati ed evitare così l’avverarsi della profezia.
Con Sindrome di Kronos possiamo, dunque, indicare un timore patologico di essere sostituiti in aree importanti della nostra vita, in primis lavorative.
Essa è particolarmente diffusa in almeno il 50% tra lavoratori dipendenti, dirigenti d’azienda e manager, convinti che qualche collega o subalterno voglia sottrarre loro lo status e la posizione lavorativa raggiunta e tale convinzione può portarli a maturare una forte forma di stress e ansia fino alla percezione degli altri come nemici pericolosi da disinnescare e da cui difendersi.
Le conseguenze immediate nell’ambito lavorativo sono, da un lato, una riduzione dell’efficienza del singolo lavoratore, dall’altro, una forte resistenza al cambiamento con il risultato anche dell’impossibilità di crescita professionale di tutti, compresa l’azienda.
A ciò si aggiunge la creazione di un pessimo ambiente di lavoro e l’insorgenza di forti sentimenti di frustrazione, di impotenza e perdita progressiva di interesse per il proprio lavoro.
In genere, la Sindrome di Kronos è particolarmente diffusa tra le persone che rivestono incarichi dirigenziali o di una certa rilevanza e che possiedono scarso livello di sicurezza.
Da un punto di vista personale, sembrano essere persone controllanti, con difficoltà a delegare compiti importanti all’esterno, propensione alla dominanza degli altri e riluttanza a trasmettere la propria conoscenza e competenza nel contesto lavorativo.
Ma come si può combattere la Sindrome di Kronos?
Trattandosi di un fenomeno spesso collegato alla mancanza di autostima, in cui trova spazio il bisogno di mostrarsi e sentirsi superiori agli altri, uno dei principali aspetti su cui lavorare risulta essere proprio l’autostima che, anche se sembra paradossale, è molto bassa in queste persone e legata alla profonda convinzione di non essere poi così capaci (da cui la paura irrazionale di essere sostituiti da qualcun altro più competente e meritevole).
Un altro aspetto importante che offre spunti di riflessione riguarda l’accettazione delle proprie imperfezioni che ci rende più accessibili agli altri ridimensionando le nostre aspettative personali e avvicinandoci a modelli più concreti e reali, non destinati a priori a fallire.
Questo ci aiuta e ci permette anche di prefiggerci mete ed obiettivi raggiungibili e quindi più soddisfacenti incrementando, come in un circolo virtuoso, le nostre qualità migliori e dando una buona mano anche alla nostra autostima!

Per approfondire:

  • Bessel Van der Kolk, Il corpo accusa il colpo. Mente, corpo e cervello nell’elaborazione delle memorie traumatiche, Raffaello Cortina Ed., 2015;
  • Hillman J., Il mito dell’analisi, Adelphi,1972;
  • Jaffé A., Ricordi, sogni, riflessioni di C.G. Jung, BUR Rizzoli, 1961.

Autrice: Lorella Cartia